Semaforo Etichette Alimentari Inghilterra

Semaforo rosso per i cibi italiani.

Bruxelles prepara procedure per Londa contro etichette "SEMAFORO".

 

È da un po’ di mesi che il Governo inglese insiste giustamente nel voler migliorare la salute dei suoi cittadini. Soluzioni e suggerimenti nascondono con ogni probabilità una manovra di marketing, ben congegnata, a scapito delle eccellenze alimentari italiane. L’Inghilterra ha deciso di far diminuire l’introito di alcuni nutrienti: grassi, sale e zuccheri, presenti negli alimenti. L'dea può presentarsi giusta, ma il metodo no. Invece di proporre un necessario e insostituibile metodo di educazione alimentare, ha pensato di apporre sulle etichette dei prodotti alimentari un semaforo!

Il Ministro della Salute inglese, Anna Soubry, ha invitato la grande distribuzione e i supermercati del suo Paese a utilizzare, da quest’anno, i colori del semaforo per le indicazioni nutrizionali. Il sistema escogitato risulta un po’ astruso e generalizzante. Il colore rosso indica pericolo, il giallo mediamente pericoloso, il verde buono. Sulle etichette però non sono affatto suggerite le quantità giornaliere. Inoltre, le porzioni consigliate dovrebbero indicare il valore delle calorie e dei nutrienti riferiti al fabbisogno giornaliero. In altre parole, le indicazioni troppo generiche dovrebbero essere comprese e applicate da normali persone prive delle conoscenze nutrizionali specialistiche. Per alcuni prodotti, in corrispondenza dei numeri indicanti le quantità di ingredienti sono previste parole come "alto", "medio" e "basso" per segnalare in modo intuitivo se un cibo è ricco di grassi e sale. Alcune aziende di distribuzione hanno subito adottato sistemi analoghi a quello dei semafori, imitate da numerose catene di ristoranti, specialmente nei grandi alberghi. Ma l’iniziativa finora era stata lasciata alla discrezione delle aziende, con risultati poco soddisfacenti.

Ad aggravare l’offensiva ha pensato il sistema sanitario nazionale inglese che, per rendere omogenea la raffigurazione delle qualità nutrizionali, ha deciso di passare a un’indicazione ufficiale unica. Si è saputo che anche le catene di hard discount, che in un primo momento avevano rifiutato la proposta, adesso aderiscono alle nuove norme, ma c’è ancora qualche catena alimentare che resiste a questo diktat commerciale. Perché tutto questo dovrebbe nuocere alle eccellenze italiane ? 

Perché l’olio extravergine, per esempio, si ritroverebbe un grosso bollino rosso di pericolo, corrispondente a una improbabile porzione di ben 100 grammi, invece dei normali 15-30. La stessa cosa accadrebbe a formaggi, salumi, dolciumi, eccetera. E i nostri eccellenti prodotti italiani e quelli del Europa meridionale si ritrovano così col semaforo rosso. Questo sistema penalizzante per una sola parte di prodotti era già stato bocciato non solo dall’Italia, ma anche dall’intera Unione europea che, saggiamente (almeno questa volta!), aveva suggerito di mettere in atto una campagna di educazione alimentare per i cittadini, specialmente nei confronti dei bambini.

L’Ue ha anche proposto altre norme, ad esempio esporre le informazioni nutrizionali sui prodotti alimentari, compresa la provenienza. Speriamo che questa esigenza educativa al buon consumo alimentare sia una proposta ribadita, venerdì prossimo a Bruxelles, quando si riuniranno tutti i responsabili del Comitato scientifico della Catena alimentare dei 28 Paesi, su proposta dell’Italia. Ma, nonostante la bocciatura europea del semaforo, la Gran Bretagna non si adegua. Alimenti come la mortadella, l’olio d’oliva, i sughi, grana padano, parmigiano reggiano, prosciutto crudo, gorgonzola, mozzarella, taleggio, dolci, potrebbero essere eliminati dalle tavole inglesi, provocando un ulteriore problema al settore all’export italiano. In questa battaglia si sono trovati d’accordo sia la Coldiretti che la Federalimentare, che temono questa visione tecnicistica della qualità che rischia di mischiare il prodotto buono e quello cattivo. Gli inglesi potrebbero fare ciò che l’Unione consiglia e l’Italia attua già da molti anni: programmare cicli di educazione alimentare per le scuole e la classe medica. Ciò renderebbe tutto più facile e fruibile. Si comprenderebbero le porzioni da introdurre, le loro calorie, i nutrienti, specie antiossidanti. Sbagliano gli inglesi a non capire che proprio queste caratteristiche del cibo italiano hanno fatto della nostra nazione il popolo più longevo del mondo.

Londra si difende con l'argomento di aver solo invitato il settore della distribuzione ad apporre i "bollini", in realta' si e' appurato che le grandi catene distributive lo hanno rispettato. Il ministro delle Politiche europee Enzo Moavero Milanesi ha indicato che l'Italia e' contraria alle etichette "semaforo" perche' non sono obiettive, creano ostacoli alla libera circolazione delle merci e sono di fatto discriminatorie". E' un fatto, per esempio, che alcuni prodotti di qualita' come il Parmigiano Reggiano o il prosciutto di Parma o l'olio di oliva extravergine hanno il bollino rosso, cioe' sono considerati dannosi alla salute. In sostanza, l'Italia e altri quindici paesi, attaccano il sistema "indifferenziato" dei bollini che non tiene conto delle caratteristiche complessive del prodotto e dei suoi effetti in rapporto alla dieta.

“La posizione del governo italiano sull’etichetta nutrizionale o a ‘semaforo’, voluta dal Regno Unito, è di contrarietà. Già in occasione del prossimo Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura ho intenzione di coinvolgere su questo tema anche gli altri Paesi che hanno già espresso contrarietà, per ribadire la necessità di sospendere l’utilizzo di uno strumento che potrebbe andare a ledere anche alcune tra le nostre eccellenze alimentari, in particolare i prodotti a Denominazione di origine".

Posizione netta del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, sul documento della Conferenza delle Regioni che chiede al governo di intervenire presso le istituzioni comunitarie per la sospensione del sistema di “etichettatura a semaforo” autorizzato dal Ministero della Salute del Regno Unito.

"Il rischio - ribadisce Martina - è che vengano date ai consumatori informazioni approssimative e fuorvianti sulle caratteristiche e le peculiarità dei prodotti agroalimentari, con conseguenze dannose anche per le nostre aziende”.

 

 

 

 

 

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